I Megaliti dell’Argimusco a Montalbano Elicona

Giungiamo nel grande altipiano dell’Argimusco, i Megaliti più belli del Mediterraneo, preferibilmente prima di un’alba d’estate, meglio per il solstizio, per aspettare i primi raggi del sole che nasce, per poi iniziare un misterioso viaggio nel tempo e vivere un’esperienza sacra che rimanda agli antichi popoli e le civiltà del passato che in questo luogo studiavano i fenomeni celesti. Qui, un tempo territorio dell’antica Val Demona, ammiriamo, accompagnati solo dal suono del vento, tante pietre millenarie, modellate nel corso dei secoli proprio dal vento e dall’acqua e dalle mani sapienti dell’uomo, fino a creare interessanti figure antropomorfe e zoomorfe. Il sito naturalistico e archeologico, ubicato a 1200 metri sul livello del mare, sopra il borgo di Montalbano Elicona, nei pressi del bosco di Malabotta e tra i monti Peloritani e il Parco dei Nebrodi, è giustamente definito la “Stonehenge di Sicilia”. Stare su questo altipiano, dove terra e cielo si uniscono, è come sentire la forza potente della natura che riesce a creare un’atmosfera magica ed ancestrale, un osservatorio astronomico naturale. Camminiamo attraverso le rocce e ci fermiamo ad ammirare la più affascinante che da queste parti viene chiamata “l’Aquila”, che ci offre le sue ali aperte e la testa rivolta verso sud, in direzione del vulcano Etna. Sotto questa pietra un tempo, come ci raccontano da queste parti, si trovavano una tomba ed un palmento. Proseguendo la passeggiata raggiungiamo, con tanta emozione, la roccia più grande dell’Argimusco, la “Grande Rupe”, che da una parte ha assunto il profilo di un uomo, “il Siculo”, creato dai processi di erosione eolica. Scendendo qualche metro raggiungiamo la roccia denominata “L’Orante” e poi la “Rupe dell’Acqua”, che ci presenta uno straordinario profilo di donna con mani giunte, i cui contorni del viso sono accentuati se ci soffermiamo fino alle prime luci del tramonto. Storicamente l’altopiano, come ci riferiscono, è stato utilizzato come punto di osservazione del cielo ed area sacra dalla fine dell’età del bronzo fino al Medioevo e diversi sono stati i personaggi che hanno visitato questo luogo come Arnaldo da Villanova, un grande alchimista, che fu ospite di Federico III di Aragona al Castello di Montalbano Elicona. L’altopiano si può visitare anche in occasione degli eventi che qui si organizzano, legati all’astronomia, alle tradizioni, alla danza, al teatro, all’arte ed alla cultura.


Altre proposte nel Comprensorio Turistico del Tindari per gli amanti dei percorsi naturalistici:

  • I monti Nebrodi (Cesarò, Floresta, Raccuja, San Teodoro, Ucria)
  • Il lago Biviere (Cesarò)
  • La Fiumara (Floresta)
  • Il sentiero di Capo Calavà (Gioiosa Marea)
  • Le Grotte di Tono (Gioiosa Marea)
  • La Rocca Salvatesta (Novara di Sicilia)
  • La Grotta di Donna Villa di Marinello (Patti)
  • I laghetti di Marinello (Patti)
  • Il sentiero Coda di Volpe di Tindari (Patti)
  • Le grotte di Mongiove (Patti)
  • La Rocca di San Marco (Ucria)
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