U Signuri Longu, la processione in onore del SS. Crocifisso a Castroreale

Cercando feste particolari, tra religione e folclore, sicuramente non si può mancare alla processione estiva che si svolge nell’antico borgo di Castroreale, dove un bellissimo simulacro del SS. Crocifisso, a grandezza naturale, con effetti policromi che rendono l’immagine molto realista, opera espressionistica, in stucco e cartapesta, realizzata da ignoto plasticatore del secolo XVII, durante il periodo del Concilio di Trento, viene collocato su un’asta di 14 metri, che supera in altezza tutti gli edifici del paese, ad eccezione della Chiesa madre. Questa tradizionale ed unica nel suo genere celebrazione è conosciuta in dialetto locale come la festa de’”U Signuri longu”.
La festa è stata istituita, come raccontano con emozione gli abitanti del borgo, nel 1854, quando a Messina si diffuse una terribile epidemia di colera, che costò la vita a trentamila persone in soli due mesi. Molti messinesi, tra i quali vi erano casi di contagio, abbandonarono la città, cercando rifugio nelle campagne e nei borghi vicini, tra i quali Castroreale. La gente del paese, fino a quel momento rimasta immune, allarmata e costernata, ricorse, come d’abitudine nelle situazioni calamitose, all’aiuto divino, portando in processione il simulacro del Crocifisso venerato nella chiesa di S. Agata. Quando la processione giunse presso la casa in cui abitava un certo signor Nicosia di Messina, questi andò ad inginocchiarsi sul balcone e, volgendo gli occhi alla sacra immagine, implorò il miracolo. In quell’istante sentì la voce della moglie, Giuseppina Vadalà, colpita dal colera, che da qualche ora non parlava più, e, correndo al capezzale, la trovò seduta sul letto e come tornata alla vita.

Il miracolo riempì di gioia la cittadina e nessun altro caso di colera si registrò da quel momento. Era il giorno del 25 agosto, che venne, così, consacrato alla festa del SS. Crocifisso. I festeggiamenti durano tre giorni e si aprono nel pomeriggio del 23 agosto con la traslazione del Crocifisso dalla chiesa di Sant’Agata alla Chiesa Madre, dove rimane esposto al culto fino al pomeriggio del 25 successivo, quando viene solennemente riportato in processione alla sua chiesa.

Il simulacro del Crocifisso, unitamente alla croce, viene montato sull’estremità di un alto e robusto palo sfaccettato, dipinto in nero e munito sulle facce anteriore e posteriore di grossi chiodi conficcati ad intervalli regolari. Mediante una difficile manovra di pertiche di varia lunghezza terminanti in forcine di ferro, che vengono appuntate sotto i predetti chiodi, il lungo legno viene inalberato, messo a piombo e quindi fissato con due perni di acciaio su un pesante fercolo, che viene poi portato a spalla per le principali vie cittadine da sedici portatori. Il trasporto processionale per vie che presentano notevoli pendenze è basato su un complesso gioco di equilibrio reso possibile dal sostegno delle forcine che puntellano l’altissima croce durante il percorso in salita e in discesa. L’emozionate processione si muove quindi con grande compostezza e assai lentamente e tiene col fiato sospeso i fedeli e i turisti che accorrono numerosi a vederla. La processione si ripete nella settimana Santa.

L’INFORMAZIONE TURISTICA DIFFUSA

Info e booking:

Ufficio Turistico Comune di Castroreale 
Via G. Siracusa, 31 – Tel. (+39) 0909746534 – E-mail: ufficioturistico@castroreale.it

Pro Loco “Artemisia” Castroreale 
Tel. (+39) 0909746673 – E-mail: info@prolocoartemisia.it

Parrocchia Santa Maria Assunta
Tel. (+39) 0909746514

Visitando Castroreale

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La Strada dei Palmenti a Sinagra

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Venti secoli sono trascorsi dall’arrivo dalle prime talee di vite in Sicilia, portate da coloni provenienti dalle isole Egee e da Micene. I siciliani apprendono, così, la tecnica della coltivazione della vigna e l’arte di produrre il vino, che essi stessi migliorano.

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Ricerchiamo notizie sulla coltivazione della vite nelle terre del comprensorio del Tindari e di possibili percorsi del vino e scopriamo, ascoltando le storie che le comunità agro-silvo-pastorali di queste terre hanno tramandato di generazione in generazione fino ai giorni nostri, la città che oggi ospita 52 palmenti, Sinagra: pezzi importanti di storia e cultura locale, censiti ed addirittura inseriti nel Registro delle Eredita’ Immateriali Siciliane.

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Si percorre l’itinerario che consente di “esplorare” questi saperi tradizionali dall’indiscutibile valenza storico culturale. E usiamo anche l’immaginazione che ci porta nei tantissimi vigneti che ricoprivano, un tempo, Sinagra, sviluppatasi nei pressi di un fiume, un tempo navigabile.

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Allora scopriamo alcuni palmenti collocati all’aperto, costruiti durante il periodo saraceno. Possiamo toccare numerosi antichi utensili utilizzati per la lavorazione e la trasformazione dell’uva. Ed è affascinante percorrere questa strada dei palmenti, ascoltando, ancora, le numerose leggende, i detti ed i proverbi tramandati dalla gente del luogo.

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I palmenti di Sinagra erano costruiti al piano terra di una masseria, costituiti da due vasche, quella principale, comunemente chiamate “gebbia”, posta ad un livello superiore del pavimento,  e quella di raccolta detta “tina” posta nel seminterrato.

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In questi palmenti si effettuava la pigiatura delle uve a piedi nudi e la fermentazione del mosto. Il procedimento si completava venti giorni dopo con la spillatura ed il deposito del vino nelle botti di legno, precedentemente disinfettate con fumo solforoso.

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La raccolta e la pigiatura interessavano tutta la famiglia ed a fine giornata si organizzavano delle piccole feste agreste. Ancora oggi è bello percorrere la strada dei palmenti durante il periodo della vendemmia, da settembre a ottobre, per guardare qualche famiglia che utilizza, ancora, questo tradizionale procedimento, come la fase della pulitura delle botti per l’estrazione della “fezza” ed il lavaggio interno con acqua, vinaccia ed aromi ottenuti bollendo alcune foglie di albero da frutto.

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L’INFORMAZIONE TURISTICA DIFFUSA

Info e booking:

Ufficio Turistico Comune di Sinagra
Piazza San Teodoro, 1
Orario: Aperto tutto l’anno dal lunedì al venerdì in orario 9,00-13,00
e lunedì e giovedì in orario 15,00-18,00
Tel. +39 0941594016 – fax 0941594372

Pro Loco Sinagra 
Contrada Vecchia Marina 
Tel: +39 335 8432665
E-mail: prolocosinagra@gmail.com

Visitando Sinagra


Altre proposte di percorsi del vino nel Comprensorio Turistico del Tindari:

  • il percorso del MAMERTINO DOC.  Il Mamertino Doc è un vino sia rosso, sia bianco, conosciuto anche ai tempi dei Romani: fu addirittura offerto da Giulio Cesare in occasione del banchetto per celebrare il suo terzo consolato. Si ricava dal Nero d’Avola e si coltiva nelle seguenti zone del Comprensorio Turistico del Tindari: Basicò, Castroreale, Falcone, Furnari, Librizzi, Mazzarrà Sant’Andrea, Montalbano Elicona, Oliveri, Patti, Rodì Milici, Terme Vigliatore e Tripi. Il vino “Mamertino di Milazzo” o “Mamertino” ha ricevuto il riconoscimento della denominazione di origine controllata. 

Gli eventi legati alla tradizione vinicola nel Comprensorio Turistico del Tindari:

  • il Palio di San Martino a Castell’Umberto (Novembre). Si svolge nel suggestivo quartiere storico di “Castania”. I partecipanti fanno rotolare grosse botti in un circuito a gimcana nel minor tempo possibile. La manifestazione è inserita nel programma dei festeggiamenti in onore di San Martino.

Il Convento dei Carmelitani Calzati a San Piero Patti

Nella ricerca di luoghi dove la natura, l’arte e la fede si uniscono, arriviamo a San Piero Patti per visitare il Convento dei Carmelitani Calzati o dell’Ordine dei fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Si percorre una caratteristica stradina, un tempo strada principale di collegamento tra il centro storico e la vallata, e si raggiunge l’antico convento fondato nel 1400 da un frate carmelitano pattese, come centro culturale polivalente, i cui lavori finirono nel 1566. Al suo interno, purtroppo, non troviamo più l’antica biblioteca, ma restiamo esterefatti ammirando la bellezza del chiostro realizzato in stile “tuscanico” rinascimentale, dove il silenzio del luogo ha un effetto ammaliatore. Il convento ha, inoltre, un’acustica ideale per la realizzazione di eventi musicali. Caratteristico è il pozzo, ancora funzionante, posto al centro del chiostro. La visita prosegue con l’accesso alle stanze, dove si ha la percezione, da subito, di ciò che è stato, un tempo, il convento. E non può mancare l’affaccio dai balconi, con le tipiche “gazzane“, per ammirare il golfo di Patti. Di particolare pregio è la Chiesa del Carmine, a navata unica, dove ci emoziona la veduta di un altare in legno, realizzato, un tempo, dalla scuola di ebanisteria del convento. Ma l’opera che sicuramente impreziosisce questo luogo è la statua marmorea di Maria Santissima del Carmine realizzata dalla scuola del Gagini nel 1629. Spostandoci nel presbiterio, rivolgiamo lo sguardo all’ambone del ‘700 e ad un paliotto, il cui rivestimento in seta ed argento è stato ricamato dalle suore benedettine.


L’ordine dei Carmelitani, di tipo eremitico contemplativo, è nato in Palestina sul Monte Carmelo nel secolo undicesimo. Successivamente si diffuse in Occidente. L’ordine si divise nel cinquecento nei due rami “calzati” e “scalzi”.

 


Il convento è aperto alle visite sabato e domenica
Da Ottobre a Marzo:
dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 alle ore 17.00.
Da Aprile a Settembre:
dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 17:00 alle ore 19:00.
Possibilità di visite infrasettimanali con preventiva richiesta al Comune.


L’INFORMAZIONE TURISTICA DIFFUSA

Info e booking:

I.A.T. Pro Loco “TERESA MARTINO”
Via Torquato Tasso, 26
Orario: tutti i giorni 9-13 e 16-20
San Piero Patti
Tel. +39 0941526445
Email: prolocosanpieropatti@hotmail.com

Visitando San Piero Patti


Altre proposte di percorsi della fede nel Comprensorio Turistico del Tindari:

  • Tindari – Santuario Maria Santissima (da maggio a settembre)

 

 

 

Il Sentiero Naturalistico di Capo Calavà Gioiosa Marea

Percorriamo la Strada Statale 113 fino a raggiungere il sentiero naturalistico, lungo 1,5 km, che porta alla sommità del roccione di Capo Calavà. Siamo vicino alla Villa Giulia e da qui, al km 86,400, iniziamo il percorso. Esso si snoda a mezzacosta lungo la Regia Trazzera “costiera” che, un tempo, consentiva ai viandanti di oltrepassare la rupe di Capo Calavà e dirigersi verso Patti.
Si cammina attraversando ripide falesie e, nei pressi del ponte sul Torrente Calavà, si imbocca la trazzera, che, nel primo tratto, ci offre, attorno, lo spettacolo di un boschetto di querce da sughero e, sulla sinistra, la veduta della spiaggia di Capo Calavà. Ancora tanta fiorente macchia mediterranea e si raggiunge la sella di Capo Calavà, dove ammiriamo un imponente massiccio granitico-pegmatitico, unico nel suo genere nella Sicilia.
Riprendendo la trazzera principale, proseguiamo fino allo Scoglio Nero dove si trova un boschetto di eucaliptus e di pini. Qui la fauna è presente con i gabbiani reali, che volano radenti, i corvi imperiali e i falchi. Con la “baietta della Fetente” inizia la discesa del percorso che ci riporta sulla S.S. 113.

L’INFORMAZIONE TURISTICA DIFFUSA

Info e booking:

Ufficio Turistico – Info Point – Iat
Gioiosa Marea – Me – Sicilia
Tel.+39 0941 363351/363323
E-mail:ufficioturistico@comunegioiosamarea.it

Visitando Gioiosa Marea


Altre proposte nel Comprensorio Turistico del Tindari per gli amanti dei percorsi naturalistici:

  • I monti Nebrodi (Cesarò, Floresta, Raccuja, San Teodoro, Ucria)
  • Il lago Biviere (Cesarò)
  • La Fiumara (Floresta)
  • Le Grotte di Tono (Gioiosa Marea)
  • I Megaliti dell’Argimusco (Montalbano Elicona)
  • La Rocca Salvatesta (Novara di Sicilia)
  • La Grotta di Donna Villa di Marinello (Patti)
  • I laghetti di Marinello (Patti)
  • Il sentiero Coda di Volpe di Tindari (Patti)
  • Le grotte di Mongiove (Patti)
  • La Rocca di San Marco (Ucria)

I Megaliti dell’Argimusco a Montalbano Elicona

Giungiamo nel grande altipiano dell’Argimusco, i Megaliti più belli del Mediterraneo, preferibilmente prima di un’alba d’estate, meglio per il solstizio, per aspettare i primi raggi del sole che nasce, per poi iniziare un misterioso viaggio nel tempo e vivere un’esperienza sacra che rimanda agli antichi popoli e le civiltà del passato che in questo luogo studiavano i fenomeni celesti. Qui, un tempo territorio dell’antica Val Demona, ammiriamo, accompagnati solo dal suono del vento, tante pietre millenarie, modellate nel corso dei secoli proprio dal vento e dall’acqua e dalle mani sapienti dell’uomo, fino a creare interessanti figure antropomorfe e zoomorfe. Il sito naturalistico e archeologico, ubicato a 1200 metri sul livello del mare, sopra il borgo di Montalbano Elicona, nei pressi del bosco di Malabotta e tra i monti Peloritani e il Parco dei Nebrodi, è giustamente definito la “Stonehenge di Sicilia”. Stare su questo altipiano, dove terra e cielo si uniscono, è come sentire la forza potente della natura che riesce a creare un’atmosfera magica ed ancestrale, un osservatorio astronomico naturale. Camminiamo attraverso le rocce e ci fermiamo ad ammirare la più affascinante che da queste parti viene chiamata “l’Aquila”, che ci offre le sue ali aperte e la testa rivolta verso sud, in direzione del vulcano Etna. Sotto questa pietra un tempo, come ci raccontano da queste parti, si trovavano una tomba ed un palmento. Proseguendo la passeggiata raggiungiamo, con tanta emozione, la roccia più grande dell’Argimusco, la “Grande Rupe”, che da una parte ha assunto il profilo di un uomo, “il Siculo”, creato dai processi di erosione eolica. Scendendo qualche metro raggiungiamo la roccia denominata “L’Orante” e poi la “Rupe dell’Acqua”, che ci presenta uno straordinario profilo di donna con mani giunte, i cui contorni del viso sono accentuati se ci soffermiamo fino alle prime luci del tramonto. Storicamente l’altopiano, come ci riferiscono, è stato utilizzato come punto di osservazione del cielo ed area sacra dalla fine dell’età del bronzo fino al Medioevo e diversi sono stati i personaggi che hanno visitato questo luogo come Arnaldo da Villanova, un grande alchimista, che fu ospite di Federico III di Aragona al Castello di Montalbano Elicona. L’altopiano si può visitare anche in occasione degli eventi che qui si organizzano, legati all’astronomia, alle tradizioni, alla danza, al teatro, all’arte ed alla cultura.


Altre proposte nel Comprensorio Turistico del Tindari per gli amanti dei percorsi naturalistici:

  • I monti Nebrodi (Cesarò, Floresta, Raccuja, San Teodoro, Ucria)
  • Il lago Biviere (Cesarò)
  • La Fiumara (Floresta)
  • Il sentiero di Capo Calavà (Gioiosa Marea)
  • Le Grotte di Tono (Gioiosa Marea)
  • La Rocca Salvatesta (Novara di Sicilia)
  • La Grotta di Donna Villa di Marinello (Patti)
  • I laghetti di Marinello (Patti)
  • Il sentiero Coda di Volpe di Tindari (Patti)
  • Le grotte di Mongiove (Patti)
  • La Rocca di San Marco (Ucria)

La Grotta del Tono a Gioiosa Marea

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Una delle bellezze naturali di interesse storico – geologico del comprensorio turistico del Tindari è la Grotta del Tono nella città di Gioiosa Marea. Raggiungiamo la Stazione Ferroviaria e proprio di fronte vi è l’accesso all’ambiente ipogeo ad una quota di circa metri 10 s.l.m. Accediamo tramite un’imboccatura larga circa 180 cm ed alta 160 cm. La Grotta si sviluppa attraverso una varietà di cunicoli, che si intersecano in diversi punti sia a destra che a sinistra congiungendosi tra di loro.

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La parte esplorata si articola in due camere di dimensioni diverse e numerosi cunicoli, ciechi in alcuni segmenti, tra loro collegati con andamento quasi circolare, oggi parzialmente percorribili.

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Caratterizzata da rocce calcaree, dà origine ad un fenomeno di tipo carsico che si manifesta nella Grotta con concentrazioni calcaree e formazioni stalattitiche e stalagmitiche.


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Il sito è visitabile sia singolarmente sia in gruppo nei giorni di Martedì e Venerdì, dalle ore 9,00 alle ore 12,00. Previa richiesta/disponibilità è possibile anche in altri giorni della settimana.
1) Prenotazioni e pagamento Ticket d’ingresso presso l’Ufficio Turistico del Comune di Gioiosa Marea di questo Comune. Il costo d’ingresso, con visita guidata, è di Euro 1,00 per persona/pax
2) Si consiglia un abbigliamento adeguato all’ambiente e calzature antiscivolo (Scarpe Sportive/Trekking).
3) Durante le visite è severamente vietato fumare.
4) E’ severamente vietato introdurre utensili, bastoni , supporti in generale, etc.
5) E’ severamente vietato rimuovere, asportare, toccare qualsiasi tipo di materiale (Stalattiti/Stalagmiti etc).
6) E’ severamente vietato gettare oggetti o rifiuti di ogni genere.
7) Durante la visita è obbligatorio indossare il casco e dotarsi di apposite cuffie sottocasco monouso, che saranno fornite dall’ufficio stesso.

La Grotta del Tono è raggiungibile da Via Giuseppe Garibaldi.

(Per gentile concessione dell’ufficio turistico del Comune di Gioiosa Marea)

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L’INFORMAZIONE TURISTICA DIFFUSA

Info e booking:

Ufficio Turistico – Info Point – Iat
Gioiosa Marea – Me – Sicilia
Tel.+39 0941 363351/363323
E-mail:ufficioturistico@comunegioiosamarea.it

Visitando Gioiosa Marea

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(Pagina realizzata in collaborazione con l’ufficio turistico del Comune di Gioiosa Marea)


Altre proposte nel Comprensorio Turistico del Tindari per gli amanti dei percorsi naturalistici:

  • I monti Nebrodi (Cesarò, Floresta, Raccuja, San Teodoro, Ucria)
  • Il lago Biviere (Cesarò)
  • La Fiumara (Floresta)
  • Il sentiero di Capo Calavà (Gioiosa Marea)
  • L’altopiano dell’Argimusco (Montalbano Elicona)
  • La Rocca Salvatesta (Novara di Sicilia)
  • La Grotta di Donna Villa di Marinello (Patti)
  • I laghetti di Marinello (Patti)
  • Il sentiero Coda di Volpe di Tindari (Patti)
  • Le grotte di Mongiove (Patti)
  • La Rocca di San Marco (Ucria)

 

“Amico turista”: studenti in alternanza scuola-lavoro al servizio del territorio

Blog tematico gratuito d’informazione turistica realizzato dagli studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Borghese – Faranda” di Patti, ad indirizzo turistico, anno scolastico 2017/2018, impegnati in un percorso di alternanza scuola-lavoro in convenzione con l’Assessorato Turismo Sport e Spettacolo della Regione Siciliana – Servizio n. 13 di Messina – Unità Operativa n. 2 di Patti e Tindari.

L’attività di realizzazione ed implemetazione si sviluppa all’interno del progetto denominato “Laboratorio Turistico del Comprensorio del Tindari” predisposto dall’Ufficio Turistico Regionale di Patti e Tindari, soggetto ospitante del percorso di alternanza.

I siti d’interesse comunitario

Anche il comprensorio turistico del Tindari ha i suoi S.I.C. (siti d’importanza comunitaria). Si tratta di territori con habitat naturali e specie vegetali e di animali, con esclusione degli uccelli, inseriti in un primo elenco, redatto, nello specifico, dalla Regione Siciliana e dalle Provincie per conto dell’Italia, quale stato membro della Comunità Europea, ai sensi della direttiva comunitaria n. 43/1992. L’elenco è stato poi approvato dalla Commissione Europea che ha, quindi, definito, i S.I.C.

I siti interessati e da visitare sono:

  1. Monti Nebrodi
  2. Fiumara di Floresta
  3. Rocca di Novara
  4. Laguna di Oliveri – Tindari
  5. Capo Calavà
  6. Serra del Re, Monte Soro e Biviere di Cesarò (Messina/Catania)

Le città del comprensorio del Tindari ordinate per altitudine

Ordine delle città per altezza sul livello del mare

N. TERRITORI ALTITUD. S.L.M. TIPOLOGIA
1 Floresta 1.275 Montagna
2 San Teodoro 1.150 Montagna
3 Cesarò 1.150 Montagna
4 Montalbano Elicona 920 Montagna
5 Ucria 710 Montagna
6 Castell’Umberto 660 Montagna
7 Novara di Sicilia 650 Montagna
8 Raccuja 640 Montagna
9 Basicò 520 Collina
10 Librizzi 501 Collina
11 Ficarra 450 Collina
12 Tripi 450 Collina
13 San Piero Patti 448 Collina
14 Piraino/Gliaca 415 Collina/Sul mare
15 Castroreale/Terme 394 Collina
16 Montagnareale 328 Collina
17 Sant’Angelo di Brolo 314 Collina
18 Sinagra 260 Collina
19 Rodì Milici 177 Collina
20 Patti 157 Collina/Sul mare
21 Furnari/Portorosa 145 Collina/Sul mare
22 Mazzarrà Sant’Andrea 110 Collina
23 Gioiosa Marea 30 Sul mare
24 Terme Vigliatore 24 Sul mare
25 Falcone 3 Sul mare
26 Oliveri 2 Sul mare
TOTALI
MEDIE 457,04
Pianura: 0-300 m Collina: 300-600 m Montagna: >600 m

Le città del comprensorio del Tindari ordinate per densità abitativa

Ordine delle città per densità abitativa

N. TERRITORI DENSITA’ ABIT. % SUL TOT.
1 Terme Vigliatore 558,96 15,56
2 Falcone 300,64 8,37
3 Furnari/Portorosa 279,26 7,78
4 Castell’Umberto 273,67 7,62
5 Patti/Marina/Tindari 268,19 7,47
6 Gioiosa Marea 267,15 7,44
7 Piraino/Gliaca 233,47 6,50
8 Mazzarrà Sant’Andrea 228,85 6,37
9 Oliveri 209,11 5,82
10 Sinagra 112,57 3,13
11 Sant’Angelo di Brolo 101,68 2,83
12 San Teodoro 100,43 2,80
13 Montagnareale 98,60 2,75
14 Ficarra 78,72 2,19
15 Librizzi 70,97 1,98
16 San Piero Patti 69,70 1,94
17 Rodì Milici 56,25 1,57
18 Basicò 50,70 1,41
19 Castroreale/Terme 47,18 1,31
20 Raccuja 41,31 1,15
21 Ucria 40,29 1,12
22 Montalbano Elicona 33,73 0,94
23 Novara di Sicilia 27,19 0,76
24 Tripi 15,97 0,44
25 Floresta 15,48 0,43
26 Cesarò 11,24 0,31
TOTALI 3.591,31 100,00
MEDIE 83,17

Le città del comprensorio del Tindari ordinate per estensione territoriale

Ordine delle città per estensione territoriale

N. TERRITORI SUPERF. KMQ % SUL TOT.
1 Cesarò 216,93 24,11
2 Montalbano Elicona 67,80 7,53
3 Tripi 54,67 6,08
4 Castroreale/Terme 53,07 5,90
5 Patti/Marina/Tindari 50,08 5,57
6 Novara di Sicilia 49,18 5,47
7 San Piero Patti 41,82 4,65
8 Rodì Milici 36,55 4,06
9 Floresta 31,33 3,48
10 Sant’Angelo di Brolo 30,39 3,38
11 Gioiosa Marea 26,48 2,94
12 Ucria 26,26 2,92
13 Raccuja 25,20 2,80
14 Sinagra 24,03 2,67
15 Librizzi 23,39 2,60
16 Ficarra 18,66 2,07
17 Piraino/Gliaca 16,97 1,89
18 Montagnareale 16,38 1,82
19 San Teodoro 13,97 1,55
20 Furnari/Portorosa 13,55 1,51
21 Terme Vigliatore 13,23 1,47
22 Basicò 12,07 1,34
23 Castell’Umberto 11,43 1,27
24 Oliveri 10,43 1,16
25 Falcone 9,34 1,04
26 Mazzarrà Sant’Andrea 6,69 0,74
TOTALI 899,9 100,00
MEDIE 34,61

L’archivio librario “Nino Falcone”

Trascorrere mezza giornata nella zona centrale di Patti facendo shopping e poi andando a leggere un libro del vasto archivio “Nino Falcone” presso il Palazzo del Turismo di Piazza Marconi, magari sorseggiando un caffè o gustando una brioche con una granita al caffè o alla fragola entrambe con panna, oppure una splendida Angelica con fragola e limone, o ancora i pasticciotti con la carne, i cardinali e i funghetti, tipici dolci locali.

Un viaggio emozionale attraverso le pagine che raccontano la storia, la cultura e le tradizioni dei territori del comprensorio del Tindari, prima di cominciare un’escursione o una semplice passeggiata.

Archivio Librario “Nino Falcone” – Palazzo del Turismo di Patti (Me)
Piazza G. Marconi n. 11. Aperto dal lunedì al venerdì in orario 9-13 e il mercoledì e giovedì in orario 15-18. Per info e prenotazione: (+39) 0941241136 – strpatti@regione.sicilia.it

FACCIATA PRINCIPALE PALAZZO TURISMO

Il Palazzo del Turismo di Patti (Me)

La tradizione della ceramica di Patti

INTRODUZIONE

Tra le attività produttive siciliane, fra le più rinomate e più antiche c’è sicuramente quella della ceramica; sono molte le città dell’isola che fin dall’antichità hanno legato il loro nome all’arte della lavorazione di questo umile materiale, dal quale possono scaturire forme e colori di grande fascino.
Santo Stefano di Camastra e Patti, nella Provincia di Messina, Caltagirone nella Provincia di Catania, Burgio e Sciacca, nella Provincia di Agrigento, sono le comunità che hanno costruito la propria economia e la propria fama su originalissime produzioni ceramicole.
Ma la produzione di ceramica a Patti ha avuto la peculiarità di essere stata più legata agli usi della vita quotidiana che ad esigenze solamente artistiche e decorative.

LA TIPICA PIGNATA PATTESE

Patti, o meglio Marina di Patti, borgo marinaro quasi interamente dedito alla produzione della ceramica, fu tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento la sede di un vero polo industriale dell’argilla, specializzato in pentole “Pignate”, piatti, brocche e “saimmere”, che venivano esportate in tutto il Mediterraneo grazie ai bastimenti a vela che gli imprenditori locali avevano armato.
Gli archivi delle dogane confermano l’attività industriale “marinota”, documentando con i numeri del dazio come essa fosse fiorente e rappresentasse una delle voci principali delle esportazioni per questo lembo di Sicilia. La circostanza fece nascere il detto, ancora oggi ricordato, “Voli essiri di Patti la Pignata pi’ fari la minestra sapurita”

FASI DI LAVORAZIONE DELLA CRETA

La lavorazione della creta passava attraverso diverse fasi ed ogni fase aveva un diverso protagonista:
1) Il carrattiere “u carritteri”.
2) L’asciugatore di creta “u sciucaturi i crita”.
3) L’impastatore “u mpastaturi”.
4) Il pentolaio “u pignataru” che trasformava, con le mani, i pani di creta, tra gli altri, in pentole e tegami
5) Lo sfornatore “u sfurnaturi”.
6) Il “frascaloro” che portava la “frasca”, cioè le fascine, per cuocere i forni.
7) Il cuocitore di forni “u cucitur’ i furna”.

IL CARETTIERE “U CARRITTIERI”

Si recava presto ogni mattina nella stalla per prendere il cavallo, il carretto ed una lanterna, per poi andare nella cava a prelevare la creta. Questa veniva portata a Marina di Patti per essere scaricata, per l’asciugatura al sole, negli spazi pianeggianti che si trovavano davanti alle botteghe per la lavorazione della creta. Dopo ogni scarico il carrettiere ripartiva per prendere altra creta nella cava. Il carrettiere trasportava, poi, le pentole pronte, che uscivano dalle botteghe per essere spedite, alla stazione ferroviaria o in riva al mare per il carico nei bastimenti. Tutti i carretti avevano dipinte sulle fiancate alcune scene di storia, tra le più famose quelle dei Paladini di Francia o della Cavalleria Rusticana.

L’ASCIUGATORE DI CRETA “U SCIUCATURI DI CRETA”

Portava in testa un cappello di paglia con falde larghe, addosso una camicia o una canottiera o a torso nudo. Ai piedi un paio di scarpe vecchie oppure scalzo. Sbriciolava la creta a mucchietti, scaricata dal carrettiere nello spazio pianeggiante davanti alle botteghe, con il mazzuolo col manico lungo o con il bastone a forma di elle, per farla asciugare al sole, dopo averla distesa. Quando la creta era asciutta la raccoglieva con una vecchia pala e la poneva dentro una carriola, per poi portarla dentro un vecchio magazzino “lu zabbu” per conservarla. Il magazzino aveva il pavimento in terra ed il soffitto di tavole sostenute da travi grosse di legno. La creta, così, poteva essere lavorata d’inverno, quando non era possibile scavare nella cava.

L’IMPASTATORE “U ‘MPASTATURI”

Riduceva la creta in polvere nella macina che girava senza fermarsi mai. Poi con il crivello separava la sabbia e restava la parte buona, il quaglio, che veniva impastato. L’impastatrice, l’unica cosa elettrica, era formata da un grosso cilindro in ferro, con la parte superiore aperta, dove si introduceva l’impasto grossolanamente preparato; la parte inferiore poggiava a terra ed aveva ai lati due grossi fori col diametro di circa 30 cm e dai quali veniva fuori la creta impastata finemente e pronta per essere lavorata. Il salsiccione di creta uscito veniva tagliato con le mani dallo stesso operaio alla lunghezza di 50-60 cm. I pezzi di questo impasto costituivano “li badduni”, che venivano portati nelle botteghe utilizzando una vecchia carriola di legno, mal ridotta.

IL PENTOLAIO “U PIGNATARU”

Figura prevalente nella lavorazione della creta e vero artista, che trasformava, con le mani, i pani di creta, tra gli altri, in pentole e tegami.
La bottega “a putia” del pentolaio era una grande locale col pavimento in terra battuta e col soffitto di tavole sostenute da travi.
Il locale si allungava al buio verso l’interno, dove si trovavano i torni disposti in fila e delle robuste spalliere che avevano dei ripiani sui quali venivano posate le tavole con le terracotte già modellate.
Il pentolaio lavorava “lu badduni” della creta, già asciugata un poco esternamente durante la notte. Il pentolaio reimpastava la creta per renderla omogenea e così preparava “i pani di creta”, cioè dei pezzetti d’impasto a forma di pani, ognuno dei quali serviva per un solo oggetto: una pentola, un tegame. Ogni pane di creta veniva, quindi, posato sul piatto del tornio che veniva messo in movimento veloce dai piedi del pentolaio, mentre con le mani egli modellava l’oggetto. Per misurare l’altezza e la larghezza del pezzo, il pentolaio usava due semplici legnetti posti al lato del tornio. Terminato il pezzo, il pentolaio fermava il tornio e con un filo d’acciaio separava l’oggetto che ivi si attaccava, quindi poneva il pezzo sulla tavola preparata. Poi prendeva un altro pane di creta e ricominciava a modellare fin quando la tavola era piena di pezzi. Con il sole le tavole venivano esposte nello spazio pianeggiante e la sera queste venivano riposte dentro la bottega. Il pentolaio ad ogni pentola applicava i manici e poi passava la cappa che era una sostanza liquida cremosa di colore un po’ giallastro, preparata con acqua e terra. Alcuni pezzi venivano poi verniciati, altri lasciati allo stato rustico a seconda dell’ordine ricevuto dai clienti. Quindi ogni pezzo finito veniva mandato nel forno.

LO SFORNATORE “U SFURNATURI”

Il suo lavoro era quello di portare le pentole, già completamente asciugate al sole, al forno per essere infornate la prima volta. Dopo la prima cottura, le pentole, divenute rigide, venivano sfornate dagli operai che se le lanciavano da lontano due o tre per volta. Allo stesso modo gli operai procedevano quando dovevano rinfornarle e rimetterle fuori dal forno per la seconda volta e quando le caricavano sui carretti a gabbia o quando le caricavano alla stazione ferroviaria per sistemarle sui vagoni dei treni o sulla spiaggia quando le sistemavano sui bastimenti diretti nei paesi del meridione d’Italia ed in particolare in Calabria ed in Campania. Erano veri esercizi di acrobazia.
Un famoso bastimento a vela era quello del “turco”, dotato anche di motore. Il turco era un commerciante africano che si recava a Marina di Patti una volta l’anno per acquistare le stoviglie in terracotta che poi portava nelle colonie italiane dell’Africa Orientale.

IL CUOCITORE DI FORNI “U CUCITUR’ I FURNA”

Il suo lavoro era quello di chiudere le aperture del forno con file di pentolacce murate con il fango. Le pentole venivano messe in fila nel forno dagli sfornatori. La cottura del forno prevedeva due fasi. La scaldatura era la prima fase ed avveniva con fuoco abbastanza moderato prodotto da grossi ceppi o pezzi di tronchi d’albero e durava ventiquattro ore. La seconda fase, la cottura vera e propria, che durava due ore, iniziava aumentando progressivamente la temperatura, usando rami piccoli, i braccammeddi, che bruciavano più velocemente e quindi producevano più calore. Poi la cottura proseguiva altre otto ore utilizzando le fascine che, bruciando velocemente, facevano raggiungere alte temperature, fino a 1200 gradi. Il forno era a forma di cilindro, diviso in vari ripiani, ognuno dei quali aveva un’apertura che veniva riempita con i prodotti che dovevano essere cotti.
Il cuocitore di forni preparava anche la vernice per le pentole dentro apparecchiature elettriche dove giravano tamburi grossi, pesanti e robusti e tamburi più piccoli.

(Fonte “Vecchia Marina Pignatara” – Autore Filippo Antonino Ceraolo – Stefano Editore Serie “I Libri di Siciliae” – Archivio Librario “Nino Falcone” presso il Palazzo del Turismo di Patti)

CENNI STORICI – LA LAVORAZIONE DELLA CRETA A PATTI

Secolo XI – tra i primi “villani” ceduti all’abate Ambrogio per popolare il territorio di Patti dopo l’arrivo del Conte Ruggero il Normanno, ci sono diversi greci, per lo più artigiani che danno inizio alla lavorazione della creta.
1600 – nei “Riveli” (Censimenti) sono individuate diverse botteghe artigianali “di pignatari” o “figuli”, dal latino “figulus” cioè lavoratore della creta. Anche il “Libro Rosso”, oggi custodito presso il Palazzo Municipale, menziona le botteghe di pignatari esistenti nel 1531 nei pressi della Chiesa di Santa Maria dei Greci. A secondo della specializzazione esistevano i “pignatari” che fabbricavano piatti, pentole, quartare e brocche; i “ciaramidari” che fabbricavano tegole (canali) per le coperture e i “stazzunari” che fabbricavano le condutture per l’acqua (i catusi)
Fine 1700 – i diversi artigiani della creta, dislocati nel quartiere dei greci ove è situata la chiesa dedicata a Maria dei Greci, si trasferiscono nella marina, perché lì potevano imbarcare direttamente i loro prodotti sui bastimenti.

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Le città del comprensorio del Tindari ordinate per numero di abitanti

Ordine delle città per numero di abitanti

N. TERRITORI RESIDENTI % SUL TOT.
1 Patti/Marina/Tindari 13.431 17,95
2 Terme Vigliatore 7.395 9,88
3 Gioiosa Marea 7.074 9,45
4 Piraino/Gliaca 3.962 5,29
5 Furnari/Portorosa 3.784 5,06
6 Castell’Umberto 3.128 4,18
7 Sant’Angelo di Brolo 3.090 4,13
8 San Piero Patti 2.915 3,89
9 Falcone 2.808 3,75
10 Sinagra 2.705 3,61
11 Castroreale/Terme 2.504 3,35
12 Cesarò 2.439 3,26
13 Montalbano Elicona 2.287 3,06
14 Oliveri 2.181 2,91
15 Rodì Milici 2.056 2,75
16 Librizzi 1.660 2,22
17 Montagnareale 1.615 2,16
18 Mazzarrà Sant’Andrea 1.531 2,05
19 Ficarra 1.469 1,96
20 San Teodoro 1.403 1,87
21 Novara di Sicilia 1.337 1,79
22 Ucria 1.058 1,41
23 Raccuja 1.041 1,39
24 Tripi 873 1,17
25 Basicò 612 0,82
26 Floresta 485 0,65
TOTALI 74.843 100,00
MEDIE 2.879